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Chiesa della Confraternita di S. Rocco (Sec. XVI - XVII)

immagine ingrandita Chiesa di San Rocco - Vista Esterna (apre in nuova finestra) Nella prima delle due incisioni che il "Theatrum Sabaudiae" dedica a Carmagnola, quella con la "pianta" della Città, una lettera dell'alfabeto, la F, compare scritta al di sopra del lato Nord del convento degli Agostiniani.
E, nella "Notarum Explicatio", alla lettera F corrisponde l'indicazione "Oratorium S.ti Rochi", cioè oratorio di San Rocco. Sembrerebbe dunque che Giovanni Paolo Morosino abbia commesso un madornale e inspiegabile errore perché la splendida chiesa barocca di San Rocco si trova in realtà in un altro luogo di Carmagnola, esattamente in via Valobra, nell'isolato che inizia da via Boselli, con la "Casa delle Meridiane", e prosegue con "Casa Sola". Ma Morosino, sempre così attento e preciso, non ha commesso alcun errore.
Ha semplicemente e giustamente dato conto di quella che era, allora, la situazione. Perché, nell'estate del 1666, quando egli disegnò la "pianta" della città, l'edificio attuale della chiesa di San Rocco non esisteva ancora e l'oratorio o, meglio, la confraternita di San Rocco aveva davvero sede, sia pure provvisoria e come "ospite", nei locali del complesso di Sant'Agostino.
Oggi la chiesa di San Rocco è una delle architetture barocche tardo - seicentesche più belle e più nobili del Piemonte, fastosa e ricca di effetti chiaroscurali in facciata mentre la massa della sua insolita, grande cupola e il campanile che gli sorge accanto sono diventati elementi caratterizzanti del profilo di Carmagnola al di sopra dei tetti. La chiesa di San Rocco offre suggestive immagini di sé da vari punti della città.
immagine ingrandita Chiesa di San Rocco - Vista dal Portico (apre in nuova finestra) Ma questa è, appunto, la situazione oggi. Occorre allora fare un passo indietro, andare a quel tragico 1630 quando anche Carmagnola fu sconvolta dalla spaventosa epidemia di peste bubbonica che mieté un numero incredibile di vittime.
In quei terribili momenti, la Città di Carmagnola flagellata dal morbo rinnovò il Voto all'Immacolata, come già aveva fatto nell'altra pestilenza (quella del 1522), e commissionò i due dipinti al "Fiamminghino" (ora custoditi nel Palazzo Municipale e di cui esistono "repliche" ottocentesche nella Collegiata dei Santi Pietro e Paolo).
Il 16 agosto di quel 1630, dodici carmagnolesi, guidati da Giò Francesco Fossati, si costituirono in confraternita sotto la protezione, appunto, di San Rocco, il Santo invocato nelle pestilenze e che era anche compatrono della Città, per prestare soccorso agli appestati abbandonati da tutti, per confortarli e assisterli spiritualmente. Vestivano un saio azzurro con cappuccio.
Finita l'epidemia della peste, la Confraternita accentuò via via i caratteri di sodalizio spirituale anche se non dimenticò mai i suoi impegni a carattere sociale e umanitario indirizzando l'attività a favore dei bisognosi, degli orfani e dei poveri.
immagine ingrandita Chiesa di San Rocco - Vista Laterale (apre in nuova finestra) Il numero degli iscritti alla Confraternita andò parallelamente aumentando nei decenni perché potevano aderirvi tutti i carmagnolesi di sesso maschile, cattolici, di buoni e retti costumi e che avessero almeno sedici anni.
Le donne non erano ammesse tra i confratelli "ordinari" e potevano essere accettate soltanto come partecipi delle grazie spirituali.
Quattro anni dopo la fine della pestilenza del 1630, la Confraternita di San Rocco eresse dunque il suo primo oratorio, in Borgo Moneta, nella zona a Est della Città.
Non ne rimane traccia perché quell'edificio venne raso al suolo dai francesi, nel 1640, per consentire la costruzione del nuovo sistema di fortificazioni, del bastione e del fossato collegati con Porta Moneta.
Costretta a trasferirsi in Città, la Confraternita trovò ospitalità in locali del convento di Sant'Agostino e quella sistemazione provvisoria è dunque testimoniata nel 1666 dal disegno del Morosino.
Ma due anni più tardi, nel giugno del 1668, i confratelli riuscirono ad acquistare un terreno sul lato destro di via Valobra (nell'incisione del "Theatrum Sabaudiae" compare un edificio civile che, se davvero esistente, venne demolito).
La facciata della Chiesa di San Rocco prospetta, dunque, su quello stesso lato. Già nel mese successivo, affidato il progetto della loro nuova chiesa all'architetto Francesco Lanfranchi, iniziarono i primi lavori di costruzione.
immagine ingrandita Chiesa di San Rocco - Vista in Lontananza (apre in nuova finestra) Il Lanfranchi aveva già fornito buona prova delle sue capacità nella progettazione della chiesa annessa all'Eremo di Lanzo Torinese. I lavori proseguirono tuttavia con molte difficoltà e per qualche decennio vennero anche interrotti. Ancora nel 1699, la Confraternita chiedeva al Consiglio della Città di poter utilizzare migliaia di mattoni recuperati dalla demolizione dei bastioni e l'anno successivo potevano essere gettate le volte di copertura. Tuttavia, soltanto nel 1745, con la posa in opera del bellissimo portale barocco, San Rocco poteva considerarsi terminata, almeno nelle sue linee generali, perché, poi, i lavori proseguirono negli anni successivi per le decorazioni all'interno della chiesa.
Interessante rilevare che il progetto originario del Lanfranchi non venne mai sostanzialmente modificato nonostante il lunghissimo spazio di tempo passato per giungere alla conclusione dei lavori Chiesa edificata su progetto di Francesco Lanfranchi tra il 1668 e il 1745.
L'impianto è a croce greca, con vano centrale sormontato dall'armoniosa cupola barocca.
Barocchi anche facciata e campanile. All'interno, importante organo della metà del Settecento.

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